giovedì 2 giugno 2016

La lettera di presentazione che non posso inviare

Spett.le Azienda, sono Raffaela una donna di 38 anni. Non ho mai rimpianto un solo giorno della mia vita ma in questo momento particolarmente delicato per l’economia italiana, di colpo vorrei cancellare dal mio dato anagrafico,  il 3 che precede l’ 8 e magari inserire un 2. A quanto pare, oltre ai progetti di Garanzie Giovani, c’è poco per gli over 30. Mi sono laureata quattro mesi fa in Scienze Psicologiche Sociali e del Lavoro. So che a voi non interessa ma gli anni dell’università fatti in età grandina, sono stati fonte di grande soddisfazione, umana e accademica. Perché frequentare i corsi in mezzo a giovani diciottenni, ti fa sentire un po’ come loro e nello stesso tempo, ti senti felice di essere “oltre loro”. Fai da mamma, da zia, da sorella  maggiore  e fai già pratica nel settore psicologico, perché vedi che tanti ragazzi sono lasciati soli in questo cammino. Ne vedi altri che non sono consapevoli della scelta fatta e altri ancora che hanno paura dell’università e della vita.  Prima o poi abbiamo tutti un po' di paura e stare insieme è come mettersi delle coperte per riscaldarsi da quel gelo che è legato all'incertezza delle proprie strade. Studiare insieme ai ragazzi, apprendere e condividere diversi punti di vista su materie che mi hanno aperto gli occhi è stato molto bello! Ricordo che il primo giorno e la prima ora di lezione sono stati poco nitidi. Si, perché avevo gli occhi pieni di lacrime. Non mi sembrava vero di poter frequentare l’università e realizzare uno dei sogni più grandi della mia vita! So che avere almeno una laurea triennale può aiutare ad essere scelti tra i vari candidati. Anche se sto perdendo le speranze. Voi richiedete titoli, esperienze, versatilità e nello stesso tempo una certa monotematicità che purtroppo non mi riconosco. Ho iniziato a lavorare a 13 anni, con piccoli lavoretti e quasi al finire delle scuole superiori, con lezioni private soprattutto di materie umanistiche. Come potrete notare nel mio curriculum (che spero leggerete) ho esperienze documentate nella ricerca e selezione del personale; gestione corsi di informatica; telefonista inbound, outbound e gestione call center; analista dati programmazione PL/SQL, per una delle aziende italiane più importanti. Dopo la laurea ho ritenuto che potessi crescere ulteriormente dal punto di vista professionale, così ho conseguito un bellissimo corso come Social Media Marketing. Sto facendo esperienza in tal senso, sposando  le mie qualità di autrice con i programmi di grafica e la digitalizzazione. So che non vi interessa nemmeno questo e che magari (come mi è stato già detto) lo considererete un ulteriore deragliamento dal percorso (quale poi?) ma ho scritto tre libri. Attualmente ne ho pubblicati due : un racconto per bambini e un romanzo corale. Ho fatto diverse collaborazioni con riviste locali, partecipato a festival teatro per ragazzi e presentato il mio romanzo per circa un anno.  Poi per un altro anno ho lavorato come articolista on line. Ritengo di aver realizzato in questo senso anche un altro sogno: provare a scrivere.  Sono parecchi  mesi che affrontato diversi colloqui, in special modo quelli di gruppo. Alcuni anche fra persone disabili o che hanno un’invalidità civile come la mia. Non ho mai pensato di dover avere una corsia preferenziale. Non considero i miei problemi di salute come il pass per avere un lavoro stabile ma nemmeno come la lettera scarlatta che ti identifica come qualcuno che non è capace. Forse è davvero questo che mi dispiace tanto: avere la chiara percezione di essere stata trattata come un'handicappata.  Parlo di come molte aziende non-considerano i candidati. Parlo di come mi hanno fatta sentire quando mi hanno detto che “confondo le aziende perché non  ho un percorso lineare”.  Parlo di chi ha detto che potrei vendere neve agli eschimesi. Non era un complimento perché se c’è una cosa che odio in questa vita è proprio la vendita è tutto quello che ci gira intorno. Un selezionatore attento avrebbe dovuto capirlo. Quello che lui ha definito vendita altro non è che amore per me stessa e la vita. Forse è per questo che non trovo  ancora un lavoro dove possa essere trattata da essere umano. Non sono in vendita e nemmeno a noleggio. Vorrei offrire la mia energia,  il mio ottimismo, le mie capacità relazionali e l’esperienza maturata in uno dei settori in cui sono capace e che vi ho citato. Tutto questo con serietà, lealtà e voglia di imparare. Chiedo in cambio un salario che possa consentirmi di provvedere almeno a me stessa con dignità. Questo io lo chiamo lavoro. Voi come lo chiamate? Esiste ancora?
Spett.le Società, sono Raffaela, una donna che cerca di vivere la vita che desidera . Sono molto fiera di essere ciò che sono. Orgogliosa del mio percorso di studi e di lavoro. 

Vi auguro di trovare il candidato che cercate. 

cordialmente,
Raffaela Nocerino

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